Come cambia l’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale?
Don Giovanni Fasoli, sacerdote e psicologo, ci guida in un viaggio tra paura e fiducia, mostrando come l’AI possa diventare un alleato del pensiero critico e della creatività.
Tra studenti, docenti e nuove sfide formative, scopriamo come passare da un uso “sostitutivo” a uno “generativo” della tecnologia. Un invito a educare l’umano, non a sostituirlo.
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Trascrizione
Davide: Ciao a tutti, benvenuti a una nuova puntata di Cantiere AI Podcast. Con noi oggi c'è don Giovanni Fasoli. Ti va di presentarti?
Giovanni Fasoli: Sì, certamente. Sono un sacerdote, psicologo e psicoterapeuta. Insegno all'Università Salesiana a Venezia, Verona e Torino; nello specifico insegno psicologia dello sviluppo e dell'educazione, e un pacchetto di corsi che attengono alla sfera del digitale.
Fabio: Come usi l'intelligenza artificiale nel tuo lavoro?
Giovanni Fasoli: Devo dire che la considero un ottimo strumento di brainstorming. Per me non è una fonte sostitutiva, ma un'occasione di confronto rispetto ai contenuti che sto approfondendo.
Davide: Ed è lo stesso consiglio di utilizzo che proponi agli studenti?
Giovanni Fasoli: Dipende da quali studenti. Agli universitari sì. Per gli studenti della secondaria (di primo e secondo grado) cerco di aiutarli a utilizzare l'intelligenza artificiale in maniera generativa, e non in maniera sostitutiva.
Fabio: Ci fai degli esempi?
Giovanni Fasoli: Molto semplice. L'utilizzo non generativo (e contro-evolutivo) è quando vai su ChatGPT e fai la classica domanda su un argomento di cui non sai nulla, aspettando la prestazione "a gettone". Chiedi a una macchina di fare quello che potresti fare tu. L'utilizzo generativo, invece, è quando arrivi dalla macchina (che è più veloce e capace di connettere contenuti) con un materiale originale che hai guadagnato attraverso una tua ricerca personale. Faccio un esempio che uso con i ragazzi: se parliamo di metaverso, non andare su ChatGPT a chiedere "cos'è il metaverso?". Prendi una rivista autorevole come Wired o Agenda Digitale, elabori il contenuto e poi torni dall'intelligenza artificiale inserendo quel testo nel prompt, chiedendole di elaborarlo in un determinato modo.
Davide: Faccio un passo indietro, perché in questi mesi hai insegnato ai docenti a usare l'AI. Spesso la prima reazione è lo scetticismo: "I ragazzi lo useranno per copiare". Tu come rispondi?
Giovanni Fasoli: I docenti si dividono un po' in tecno-ottimisti e tecno-pessimisti. C'è chi la usa quasi come un sostitutivo e chi invece ne ha il terrore. Io credo che questo pessimismo nasca dalla non conoscenza. Invito sempre i docenti a "mettere le mani in pasta". Smettiamola con le introduzioni teoriche, bisogna iniziare a usarla. Mentre la usi la conosci, e quella che oggi chiami angoscia diventa "paura". Qual è la differenza? L'angoscia è quando ti dicono "dal circo è fuggito un animale": non sai che volto ha e vivi nel terrore ad ogni movimento. La paura è quando ti dicono "è fuggito un leone": focalizzi il problema e capisci come metterti in salvo. Dobbiamo aiutare i docenti a passare dall'angoscia alla paura.
Fabio: E gli studenti? In che proporzione sono ottimisti o pessimisti?
Giovanni Fasoli: C'è chi non la usa e chi addirittura la "schifa". Una ragazzina di seconda media mi ha detto: "Io a ChatGPT non chiedo di fare i compiti, quelli li faccio io. Con ChatGPT ci parlo". Le situazioni sono tante. A livello educativo, l'impatto di questi strumenti è evolutivo solo quando diventa supportivo. Faccio sempre questo esempio: se ho la macchina piena di regali di Natale che ho fatto io, e uso l'ascensore per portarli al sesto piano, l'ascensore è un supporto evolutivo. Ma se chiedo all'ascensore di produrre i regali di Natale, diventa sostitutivo e contro-evolutivo.
Davide: Tra l'altro chiedendo all'ascensore cose che non può dare, cadendo nel problema dei bias e delle allucinazioni.
Giovanni Fasoli: Esattamente. Qualche giorno fa chiedevo indicazioni stradali all'AI di Meta su WhatsApp per muovermi con la metropolitana a Milano, e mi ha detto delle castronerie impossibili! Gliel'ho fatto notare e lei mi ha risposto: "Devi capirmi, sono un'intelligenza artificiale giovane, devo ancora imparare". Ho quasi voluto darle una pacca sulla spalla! Quando abiti questa dimensione, capisci anche i limiti dell'algoritmo e impari a modellarlo. Per farlo, però, i ragazzi hanno bisogno di una guida.
Fabio: Mi ricorda molto l'arrivo di Wikipedia: all'inizio i professori dicevano di non usarla perché non era affidabile, ma poi si è perfezionata nel tempo grazie all'aumento dei dati.
Giovanni Fasoli: Certo, grazie ai Big Data l'output diventerà sempre più affidabile. La grande sfida sarà quando motori di ricerca come Google integreranno definitivamente le risposte generate dall'AI. A quel punto la nuova competenza non sarà più la capacità di trovare le informazioni, ma quella di cercare, ovvero di porre la domanda giusta. Servirà un'evoluzione culturale, perché dovremmo essere disposti a valutare positivamente uno studente non per la risposta che dà, ma per la sua capacità di porre domande intelligenti.
Davide: Nella tua esperienza di insegnante, qual è l'atteggiamento giusto da tenere in classe verso l'AI?
Giovanni Fasoli: Il primo passo è non bypassarla o viverla come un'antagonista, ma includerla nel percorso formativo. Quando abbiamo inventato la bicicletta o l'automobile le abbiamo incluse nella nostra vita, ed è stato evolutivo. Sposo in pieno la visione etica di Padre Paolo Benanti nel suo libro Human in the loop: l'umano deve restare dentro al circuito. Questo significa che possiamo e dobbiamo "dire la nostra" rispetto agli algoritmi. Dobbiamo far riflettere i ragazzi, ad esempio, sul fatto che l'algoritmo di TikTok dà loro l'illusione di scegliere tra mille video, ma in realtà è una selezione pre-confezionata da qualcun altro. Dobbiamo abitare la tecnologia, e per abitarla bisogna conoscerla e frequentarla.
Fabio: Molti genitori e docenti, però, si trovano spiazzati perché è una tecnologia totalmente nuova.
Giovanni Fasoli: Capisco l'alibi della novità, ma a un certo punto bisogna imparare. In pieno periodo Covid, una mia studentessa mi disse: "I primi tre mesi ci avete detto che era un imprevisto. I secondi tre mesi ci avete detto che stavate capendo come fare. Adesso io ho l'esame di maturità e se tu, docente, non sei ancora capace di usare Zoom o condividere lo schermo, non ci siamo". Un genitore non può tirarsi indietro: se hai fatto il genitore quando c'era da evolvere la bicicletta, oggi lo devi fare col digitale. Siamo in una condizione post-digitale, non possiamo tornare sugli alberi a lanciare le banane! O vai a vivere in un altro sistema solare, o impari ad abitarlo. Ci manca una figura come Gandalf per i ragazzi: un adulto saggio che abbia già raggiunto una conoscenza di questo mondo e possa fare loro da guida, senza lasciarli procedere per tentativi ed errori.
Davide: Tu come vivi il tuo rapporto col digitale?
Giovanni Fasoli: Io sto benissimo anche nei momenti non digitali. In questo momento stiamo registrando il podcast, ho il telefono in modalità aereo e non sono ossessionato dalle notifiche. Il digitale diventa disturbante quando non ti permette di vivere la vita quotidiana in modo funzionale. Io a volte mi dimentico il telefono per quattro giorni, tanto che la gente mi chiama per sapere se sto male! Questo significa non essere dipendenti. Devi avere la consapevolezza di ciò che vuoi per te nel momento presente.
Fabio: Cambiando prospettiva: dal punto di vista psicologico, come ti spieghi che molti ragazzi usino ChatGPT per confidarsi e parlare dei loro problemi, non avendo magari una persona con cui confrontarsi?
Giovanni Fasoli: Il problema in quel caso non è ChatGPT, è il bisogno della ragazza che lo utilizza. C'è un grandissimo misunderstanding: ci concentriamo sullo strumento e non risaliamo ai bisogni. Il filosofo Byung-Chul Han definisce il nostro come l'"uomo della prestazione". Molti ragazzi si interfacciano con l'intelligenza artificiale per confidarsi perché hanno paura di dire quello che pensano agli esseri umani. Temono di non essere prestazionali o perfetti, mentre la macchina dà sempre risposte veloci, precise e accomodanti. Il dramma della società post-tecnologica è questo: devi essere sempre al top e non puoi permetterti errori. L'AI diventa la scorciatoia perfetta.
Davide: C'è quasi una vergogna di non essere all'altezza della macchina?
Giovanni Fasoli: Esatto. Günther Anders parlava proprio di "vergogna prometeica": l'uomo che prova vergogna di fronte alla macchina perché la macchina è più veloce e infallibile. Ma ripeto, non possiamo generalizzare: per capire davvero il fenomeno bisogna guardare l'impatto che ha sulla vita della singola persona.
Fabio: Sei il primo referente religioso con cui parliamo. Come concili questo impatto tecnologico con la componente religiosa?
Giovanni Fasoli: Le tengo ben distinte! Sono come le rotaie di un binario: due estremi ben distinti e paralleli che non si incrociano mai. La locomotiva viaggia bene proprio quando tieni separati i due punti, perché appartengono a ordini completamente diversi. Quindi non c'è nessun conflitto. E ovviamente non mi faccio scrivere le prediche da ChatGPT, mi verrebbe un brivido solo a pensarci!
Davide: Però lo usi per il brainstorming. Come strutturi il tuo prompt iniziale?
Giovanni Fasoli: Il mio prompt è sempre creativo. Credo che l'intelligenza artificiale ci chieda di inserire la creatività in ingresso, visto che l'uscita è quasi sempre stereotipata. Fornisco un input specifico e originale che nasce dalle mie curiosità e ricerche personali, mai cose generiche.
Fabio: Arriviamo alle nostre tre domande veloci di chiusura. Un libro che ci consigli?
Giovanni Fasoli: Sicuramente Etica dell'intelligenza artificiale di Luciano Floridi, oppure Human in the loop di Paolo Benanti.
Davide: Un tool o un modello di intelligenza artificiale che preferisci?
Giovanni Fasoli: Ultimamente provo Grok e Mistral, ma in genere mi piace confrontarli. Faccio la stessa domanda a ChatGPT e a Perplexity, poi magari giro il risultato a Claude di Anthropic chiedendogli di approfondire, per estrapolare il contenuto più complesso e ricco possibile incrociando i dati.
Fabio: In ultimo: un media, serie TV, film o podcast che vuoi consigliare sul tema?
Giovanni Fasoli: Sull'intelligenza artificiale non amo le serie TV o i film con visioni distopiche alla Ready Player One. Preferisco ascoltare podcast e conferenze di autori che mi diano la possibilità di pensare e riflettere profondamente. Seguo con interesse figure come Massimo Chiriatti, Luciano Floridi, Giuseppe Riva e Andrea Gaggioli.
Davide: Ottimi spunti. Grazie mille, Don Giovanni!
Giovanni Fasoli: Grazie a voi!