Dalla tradizione senese sui vaccini alla frontiera dell’AI per la ricerca: con Valter Fraccaro esploriamo come modelli e visione artificiale accorciano i tempi di scoperta, migliorano qualità e produzione e pongono nuove domande etiche.
Parliamo di PMI, concretezza oltre l’hype e formazione dei giovani attraverso iniziative territoriali. Un episodio che unisce scienza, impresa e responsabilità, per capire dove l’AI crea valore reale. Una riflessione utile prima di “comprare l’AI”.
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Trascrizione
Davide: Benvenuti a una nuova puntata de Il Cantiere AI Podcast. Siamo qui oggi con Valter Fraccaro, presidente della Fondazione SAIHub. Partirei subito chiedendole: cos'è la Fondazione SAIHub e di cosa si occupa?
Valter Fraccaro: La Fondazione SAIHub è nata nel 2020 a Siena (la "S" iniziale sta per Siena, "AI" si capisce da solo). È stata voluta dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena insieme all'Università e ad altre entità locali. L'obiettivo è quello di favorire l'economia senese e toscana delle scienze della vita. Le scienze della vita sono un settore molto ampio; la parte che brilla di più per numeri è la farmaceutica, ma oggi ci si occupa di tantissime cose, dall'agricoltura all'allevamento, fino alla trasformazione alimentare. È un settore importantissimo per l'Italia e per la Toscana. A Siena, anche se spesso fuori non si sa, c'è uno dei principali centri di ricerca mondiali sul farmaco e sui vaccini antibatterici, con una tradizione lunghissima. Questa fondazione è nata proprio per avvicinare le aziende e i ricercatori che si occupano di intelligenza artificiale a coloro che operano nella ricerca e produzione delle scienze della vita. Raggruppa tutto l'ecosistema: dalle singole aziende, alla Fondazione Vita (che include le università toscane), fino a Confindustria e Federmanager. E io, che come sentite dall'accento non sono di Siena ma di Castelfranco Veneto, ne faccio il presidente fin dalla sua nascita.
Fabio: Nella sua esperienza, che impulso ha dato l'avvento dell'intelligenza artificiale alla ricerca in questo specifico settore?
Valter Fraccaro: Nel caso della ricerca scientifica, l'AI serve per velocizzare ricerche che altrimenti sarebbero lunghissime o difficili. L'AI di cui ci occupiamo noi è marginalmente quella più conosciuta (gli LLM come ChatGPT), ed è invece fortemente orientata all'industria. Cosa vuol dire? Che se noi oggi abbiamo la struttura genetica di un virus, grazie all'intelligenza artificiale in 24 ore sappiamo come dovrebbe essere fatto il vaccino. Poi, ovviamente, dal "sapere come" al "farlo fisicamente" ce ne corre! Però il digitale ha abbreviato a 24 ore un percorso che prima richiedeva mesi, se non anni. Oggi i traguardi sono sempre più difficili: si cercano soluzioni migliorative per malattie oggi incurabili, e l'aspetto matematico è sempre più rilevante. Basti pensare che al mondo nascono solo 10-15 nuovi farmaci all'anno. Da almeno 5-6 anni non c'è un nuovo farmaco che non sia stato concepito usando l'intelligenza artificiale.
Davide: Tra l'altro, mi ricollego a questo, è la stessa cosa che ci raccontava il gruppo di ricerca del professor Taccioli del T-Lab dell'Università di Padova, ad Agripolis a Legnaro. Loro hanno vinto il LLaMA Award di Meta riuscendo a creare in tempi rapidissimi la struttura genetica di un possibile nuovo farmaco. E quando gli abbiamo chiesto come si faceva prima, ci hanno risposto: "Semplicemente, non si faceva". Quindi voi per questa ricerca non usate i classici Large Language Models commerciali, giusto?
Valter Fraccaro: Esatto, separiamo le cose. Nel campo della ricerca scientifica, l'AI serve soprattutto quando ci sono sistemi molto complessi, in cui interagiscono cause e concause. Queste cose non hanno niente a che fare con gli LLM testuali. Per gestire queste dinamiche biologiche sfruttiamo le immense capacità di calcolo odierne. Faccio un esempio: se un medico legge le vostre analisi del sangue con 20 parametri, riesce a incrociarli mentalmente e capire se c'è un problema al fegato o alla milza. Ma la mente umana può gestire solo pochi parametri simultaneamente. Le macchine non hanno questo limite: ci aiutano a identificare correlazioni nascoste in situazioni estremamente complesse. Usiamo l'AI anche per la diagnostica per immagini: ad esempio per riconoscere la composizione del sangue o la forma specifica degli eritrociti. Non è un'attività sostitutiva del laboratorio, ma serve a orientare e velocizzare il lavoro dei biologi.
Fabio: Le chiedo una riflessione sul discorso etico. Avete affrontato problematiche legate all'etica nelle fasi di sviluppo?
Valter Fraccaro: 100% etica! Trattando di salute, l'etica è fondamentale. C'è il famoso problema della Black Box (scatola nera): c'è un input e c'è un output, ma a volte non sappiamo esattamente cosa sia successo in mezzo. La domanda etica è: se una Black Box generasse un farmaco che guarisce perfettamente una malattia, ma noi non sappiamo come l'ha concepito, lo usiamo o no? Sono domande che ci si deve porre ogni giorno. C'è da dire che la tecnologia ha sempre imposto scelte etiche: qualcuno un giorno ha ben deciso che con l'elettricità non ci si andava a pesca, ma ci si facevano le lampadine! L'intelligenza artificiale non è né buona né cattiva, dipende da come la usiamo.
Davide: Nel concreto, come gestite la responsabilità delle decisioni?
Valter Fraccaro: Anni fa ho coniato la Regola delle 3R, che è molto semplice. Un sistema di intelligenza artificiale fa calcoli, e quello che ti restituisce è un Risultato, non una Risposta. Sei tu, essere umano, che decidi se usare quel risultato e certifichi che sia una buona Risposta. E quando lo fai, ti assumi la Responsabilità. Se una calcolatrice mi dicesse che 1+1 fa 3, è un risultato, ma sta a me capire che è sbagliato. La tecnologia manipola enormi quantità di dati dandoci quelli che sembrano ottimi risultati, ma la trasformazione in decisioni tocca a noi. Il vero problema etico dell'AI è rinunciare alla consapevolezza della responsabilità, che è unicamente umana.
Fabio: Spostandoci sull'attenzione al territorio, come vede l'applicazione dell'AI nell'industria e nelle PMI toscane o venete?
Valter Fraccaro: Bisogna innanzitutto chiarire, al di là delle favolette che vengono raccontate, che non c'è nessun obbligo. Non è mai morta nessuna azienda perché non usava l'AI! Dobbiamo togliere dal tavolo il troppo hype e l'incauto ottimismo. Quando parlo con amministratori delegati o responsabili della logistica che mi chiedono dove inserire l'AI, io rispondo: "Perché la vostra azienda non è perfetta? Cos'è che vorreste migliorare ma non riuscite a fare?". Un buon manager sa già risolvere i problemi standard con gli strumenti classici. Quelli che restano irrisolti sono i problemi che la mente umana non riesce ad affrontare, a volte perché non si sono capiti i dati. L'intelligenza artificiale, se usata bene, ti rivela le debolezze sistemiche e inefficienze nascoste. Quindi il consiglio è: non comprate l'AI solo perché si chiama intelligenza artificiale. Cercate un problema che non riuscite a risolvere e trovate qualcuno che sappia capire se l'AI è lo strumento adatto per risolverlo.
Davide: E in questo contesto, che ruolo ha la formazione offerta da SAIHub?
Valter Fraccaro: Abbiamo inventato la prima Summer School in Italia dedicata alle ragazze e ai ragazzi del terzo e quarto anno delle scuole superiori. È gratuita e aiuta chi sta decidendo il proprio futuro. Siamo partiti nel 2021 con 80 ragazzi e quest'anno ne abbiamo formati circa 2000, espandendo il progetto a tutto l'anno grazie al riconoscimento dei PCTO (ex alternanza scuola-lavoro). Facciamo usare loro l'AI nel campo della ricerca scientifica.
Se invece parliamo della formazione per imprenditori e manager, lì c'è un problema grave e smisurato: la nuvola di hype ha fatto passare informazioni contraddittorie. I decisori aziendali spesso sono confusi da "venditori di frottole" e finiscono per investire soldi che non tornano mai. La formazione serve a far capire macroscopicamente cos'è l'AI, su quali problemi usarla e come scegliere un fornitore adeguato. Al manager non interessa come gli elettroni passano nei fili, gli interessa cosa può farci con l'elettricità.
Fabio: Noi di solito concludiamo queste interviste chiedendo tre risposte molto "di pancia". La prima: un libro sul tema AI da consigliare?
Valter Fraccaro: Vi consiglio il libro di Emanuele Frontoni, che so che intervisterete. Dà indicazioni e molti esempi reali e pratici di come la ricerca si applica alle imprese. E mi permetto di suggerirne un altro, vincitore del Premio Galileo a Padova: è scritto da Domenico Prattichizzo (ricercatore di AI e robotica) e Simone Rossi (neuroscienziato). È un altro modo di vedere l'AI applicata al corpo umano, come nel caso delle protesi avanzate usate dai nostri atleti paralimpici, un ambito in cui Padova è un'eccellenza assoluta.
Davide: La seconda domanda è sugli strumenti commerciali. Usa degli LLM nel suo quotidiano? Quale le dà più soddisfazione?
Valter Fraccaro: Li uso abbastanza poco. Però sono un ottimo banco di prova per esercitare la famosa "regola delle 3R". Simone Rossi ha pubblicato un articolo scientifico in cui dimostra che quando le persone utilizzano gli LLM senza fare critica del risultato, l'attività neuronale del nostro cervello si riduce! Tendiamo a fidarci troppo e lavoriamo meno. Ricordiamoci che la macchina lavora sui dati, non sui concetti umani. Faccio un esempio: la Treccani definisce la "creatività" anche come la capacità di riassumere testi. Oggi gli LLM lo fanno benissimo. Quindi, o diciamo che la macchina è creativa come l'uomo, oppure dobbiamo togliere quella riga dalla Treccani. Io opterei per la seconda! Usare l'AI ci obbliga a esercitare il nostro spirito critico e a chiederci profondamente cosa ci rende davvero umani.
Fabio: Questo si lega molto all'intervista fatta col professor Cabitza, che parlava della necessità di introdurre della "frizione" cognitiva per obbligare l'umano a ragionare. In ultimo: un podcast, un film o un evento multimediale da consigliarci?
Valter Fraccaro: Più che un media specifico, vi do un consiglio generale: in rete ci sono tantissimi interventi di persone sapienti. Ascoltate i podcast, andate a eventi meravigliosi come il Festival della Filosofia in Emilia, dove migliaia di persone ascoltano in piazza concetti anche difficili. Cercate buone fonti, persone che vi facciano pensare e non che vi dicano solo ciò che volete sentire. Sull'intelligenza artificiale in Italia abbiamo menti sopraffine: ascoltate autori come Luciano Floridi, Maurizio Ferraris, Federico Cabitza, Walter Quattrociocchi. È un settore in cui chi capisce la tecnica non sempre ne comprende i risvolti etici o filosofici, e viceversa. Servono entrambi, e abbiamo ottimi maestri da cui imparare.
Davide: Direi che è stata una chiacchierata davvero interessante e formativa. Grazie infinite, Valter!
Valter Fraccaro: Grazie a voi!