Dalla nascita di Google al primo processo penale contro una piattaforma digitale: l’avvocato Giuseppe Vaciago racconta come è cambiato il diritto con l’arrivo della tecnologia e cosa ci insegna oggi l’intelligenza artificiale.
Un viaggio tra storia, etica e diritto digitale — dal “Ctrl+C, Ctrl+V” al ChatGPT — per capire come restare umani in un mondo automatizzato e come l’AI Act europeo potrebbe diventare il nostro nuovo “Red Flag Act”.
Link utili
Trascrizione
Davide: Ciao, siamo a una nuova puntata di Cantiere AI Podcast e siamo qui con l'avvocato Giuseppe Vaciago, il quale ringraziamo tantissimo.
Giuseppe Vaciago: Grazie a voi.
Davide: Abbiamo fatto tante puntate con ricercatori e professionisti, ma ci mancava la parte legale, che in realtà è fondamentale. Sappiamo che sei un esperto di cyber security e adesso, ovviamente, è arrivato il mondo dell'intelligenza artificiale. Ci vuoi raccontare com'è stata questa transizione e come l'hai vissuta in ambito legale?
Giuseppe Vaciago: Diciamo che mi sono laureato in un periodo strano, nel 1999, quando nasceva una cosa banale chiamata Google, che prima non c'era. Questo cambia parecchio le cose, perché lì mi sono reso conto che il mondo avrebbe avuto un cambiamento importante nel periodo successivo. Nel 2000 c'è stato il boom e poi la bolla del web, l'e-commerce, Amazon, i social e le piattaforme. Lì ho iniziato a vedere che ci sarebbe stato qualcosa che avrebbe avuto grandissimi impatti sotto il profilo legale e mi sono dedicato in maniera quasi ossessiva a questa materia, risultando all'inizio quasi più un tecnico informatico che un avvocato! Ho scritto il mio primo libro, Internet e responsabilità giuridiche, che all'epoca è stato visto in maniera un po' stranita dal mondo della dottrina giuridica perché era fin troppo innovativo. Ho atteso otto anni e poi sono entrato a far parte di un processo importante, il primo procedimento penale contro una piattaforma nel mondo, dove erano imputati alcuni dirigenti di Google. Da lì, e dalla forte passione per la materia tecnologica, è iniziata la mia carriera.
Fabio: In questi anni, guardando dalla tua laurea fino ad oggi, come hai visto l'evoluzione dell'attività legale e della tua figura grazie all'intelligenza artificiale?
Giuseppe Vaciago: Secondo me l'intelligenza artificiale è solo l'ultimo tassello di un percorso. A me piace dire che la prima "intelligenza artificiale" che ci ha cambiato la vita sono stati due pulsanti: Ctrl+C e Ctrl+V. Dobbiamo renderci conto che la professione legale, prima di quei due pulsanti, era molto simile a quello che avveniva nel 1400: avevi una macchina da scrivere e se sbagliavi non avevi grandi possibilità di cancellazione, dovevi riscrivere la frase o l'atto in bella copia. L'automazione è iniziata lì, non oggi con ChatGPT. Che cosa è successo da questo punto di vista? Abbiamo semplicemente aumentato a dismisura la quantità, diminuendo progressivamente la qualità e perdendo quella profondità di pensiero che oggi vado a rileggere nei grandi giuristi di un tempo.
Davide: Mi collego proprio a questo: con questo grande sviluppo e questa velocità, come hai anticipato, si rischia di perdere qualità. In un mestiere come quello legale, in cui c'è una grandissima conoscenza di giurisprudenza, come facciamo a fidarci di questi strumenti veloci? Come si mantiene la qualità?
Giuseppe Vaciago: Bravissimo, mi hai riportato sulla direzione giusta: la qualità si mantiene col controllo e la supervisione. L'intelligenza artificiale oggi è un "copia e incolla 2.0". Permette di costruire testi con una logica generativa, con grandi vantaggi ma con il rischio di generare le cosiddette "allucinazioni", che a me piace chiamare semplicemente errori informatici, senza umanizzarla troppo. La qualità si mantiene comprendendo che il mestiere del futuro, non solo degli avvocati ma in generale dei colletti bianchi, sarà quello di controllare quello che viene scritto dalla macchina. Quando ho iniziato la professione, il mio "dominus" ci metteva un'ora a leggere e correggere a penna rossa e blu tre pagine di un mio atto. Oggi sfruttiamo lo strumento di revisione automatica e non facciamo più questa cosa, ma dobbiamo ricordarci che il valore della revisione umana è fondamentale.
Fabio: Come fai a far passare ai tuoi colleghi più giovani questa necessità di prendersi del tempo per avere un risultato non istantaneo?
Giuseppe Vaciago: Tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 30 anni, gli strumenti che in teoria ci avrebbero dovuto dare più tempo, in realtà ci hanno impedito di averlo creandoci immediatezza. Al mio primo giorno di lavoro mandai una lettera alla controparte per posta prioritaria; ci metteva una settimana ad arrivare e aspettavo un'altra settimana per la risposta. In quei 14 giorni avevo tempo di riflettere sulla strategia e ogni parola era pesata. Oggi, se mando un'email e tu mi rispondi dopo cinque minuti, sembro sgarbato se ti faccio aspettare una settimana per replicare! Dobbiamo riappropriarci del nostro tempo attraverso la disconnessione digitale, altrimenti la tecnologia ci toglie la capacità di pensare.
Davide: Vorrei collegarmi al discorso europeo: in due frasi, cos'è l'AI Act e perché è così importante?
Giuseppe Vaciago: È importante perché oggi si è creata una sorta di nuova bolla. Quando ho dialogato per la prima volta con ChatGPT ho provato un brivido e un'emozione simile a quando vidi per la prima volta AltaVista e pensai che ci avrebbe cambiato il mondo. Ci è sembrato di trovarci davanti a qualcosa letto nei libri di fantascienza, e questo genera anche paura. L'AI Act è un corpus normativo pensato a livello europeo per creare regole solide e tutelarci. Qual è però il rischio? Ultimemente cito spesso il Red Flag Act inglese del 1865: per paura che i primi autoveicoli togliessero lavoro ai cocchieri, fecero una legge che imponeva tre persone a bordo e una che camminava a 50 metri davanti all'auto con una bandiera rossa per avvisare dell'arrivo del mezzo. Fu una legge inapplicabile e di scarso successo, perché a quel punto tanto valeva andare a piedi! Dobbiamo tutelare i diritti fondamentali, ma l'AI Act non deve diventare un nuovo Red Flag Act, limitando la tecnologia al punto da renderla inutilizzabile, altrimenti la gente tornerà a fare le cose a mano per evitare la burocrazia.
Fabio: Da ex imprenditore, il rischio è proprio che diventi l'ennesima procedura da dover dare a qualcuno in azienda per evitare le multe. Nella tua esperienza, le aziende italiane stanno recependo queste norme?
Giuseppe Vaciago: Le aziende in questo momento sono giustamente sature di regolamentazioni europee (DORA, DSA, DMA, Cyber Resilience Act, AI Act, NIS2). C'è uno scenario complesso, ma le aziende illuminate hanno capito che l'intelligenza artificiale è un potentissimo driver di crescita commerciale e che non possono aspettare due o tre anni per darsi delle regole, altrimenti i rischi diventano enormi. Dobbiamo ricordare che inserire dati aziendali in un prompt di un servizio gratuito non è come metterli in un nostro cloud privato: i termini di servizio dicono chiaramente che verranno usati per l'addestramento. Il caso del New York Times contro OpenAI ha dimostrato che quei dati possono essere riprodotti se stimolati da un certo prompt, facendo perdere all'azienda la confidenzialità.
Davide: Mi ricollego proprio a questo: molti consulenti ci chiedono cosa succede se inseriscono nei tool il CV di un candidato o una busta paga aziendale. Il concorrente li può trovare? Come si mantiene la privacy usando questi strumenti in ambito commerciale?
Giuseppe Vaciago: La risposta è molto semplice: si acquistano licenze Enterprise o a pagamento e si leggono i Termini di Servizio! E possibilmente non fateli riassumere da ChatGPT, metteteci un cervello umano a leggerli per evitare fraintendimenti. OpenAI, ad esempio, garantisce a livello legale che il servizio a pagamento non usi i dati per l'addestramento, ma bisogna ricordarsi di andare nelle impostazioni e deflaggare l'apposita funzione di invio dei dati, che spesso è preimpostata. Dal punto di vista aziendale, se firmo un contratto in cui il provider si impegna a non trattare i miei dati, mi sto tutelando legalmente.
Fabio: Ma non c'è un'ipocrisia di fondo? Abbiamo fatto la rincorsa per adeguarci al GDPR con mille paure e multe, e oggi se chiedo a un'intelligenza artificiale di trovarmi i dati di un responsabile di produzione, lei me li trova senza apparenti limiti!
Giuseppe Vaciago: Dipende da quello che abbiamo lasciato in rete in passato! OpenAI si è cibata principalmente di Common Crawl, un'immensa repository che ha salvato tutte le pagine internet dal 1997 a oggi. L'acquisizione di questi dati è avvenuta senza una base giuridica solida, ed è per questo che il Garante della Privacy italiano si è opposto a OpenAI, bloccando temporaneamente l'accesso a ChatGPT in Italia e imponendo sanzioni. Però calmi tutti: se quel dato era già pubblico online, potevi trovarlo anche prima usando Google. Per questo è fondamentale quello che stiamo facendo noi qui oggi: formare le persone per creare una cultura digitale e colmare un'ignoranza di fondo.
Davide: Quali sono i primissimi passi pratici che suggeriresti a una PMI per ridurre questa paura iniziale?
Giuseppe Vaciago: Il tema fondamentale è proprio la paura. La prima cosa da fare è: respiriamo! Le tecnologie di per sé sono neutre, non dobbiamo umanizzare l'intelligenza artificiale temendola come fosse una persona. Nel 1897 il primo prototipo di auto Ford aveva una finta testa di cavallo davanti al cofano, perché chi guidava si sentiva più a suo agio così, pur dimenticandosi che la testa ostruiva la visuale! L'intelligenza artificiale è diversa dall'intelligenza umana e va trattata e normata per quello che è.
Il primo passo pratico per un'azienda è mappare la Shadow AI, ovvero l'uso sommerso che i dipendenti fanno dell'AI. A me preoccupa il dipendente che, per uscire dall'ufficio alle sei di sera, butta un documento riservato su ChatGPT violando ogni policy sulla privacy, e manda la risposta senza nemmeno controllarla. Dobbiamo educare i lavoratori ai rischi, creare delle regole chiare e investire pesantemente nella formazione, facendo capire loro che non stanno semplicemente usando un motore di ricerca alla Google.
Fabio: Chiudiamo con le nostre richieste di rito. Un libro che ci consiglieresti di recuperare, possibilmente ritagliandosi il tempo per leggere davvero?
Giuseppe Vaciago: Vi consiglio di leggere due grandissimi pensatori italiani contemporanei: Luciano Floridi e Padre Paolo Benanti. Se volete un testo più prettamente legale, vi suggerisco L'avvocato del futuro di Richard Susskind, che aveva anticipato questi temi prima dell'arrivo dell'AI generativa. Oppure, se siete nerd, Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams ha sempre ottimi spunti! E l'unica preghiera che faccio è: leggete! Sono un fan dei podcast e degli audiolibri, ma leggere un libro richiede e sviluppa una capacità di concentrazione completamente diversa.
Davide: La seconda richiesta era proprio un podcast, un film o una serie TV!
Giuseppe Vaciago: Oltre al vostro podcast, vi consiglio vivamente il canale YouTube Ciao Internet di Matteo Flora: è molto sul pezzo riguardo l'attualità dell'AI e ne analizza perfettamente i punti di vista etici e legali. A livello di serie TV, credo che Black Mirror fornisca ancora gli spunti più profondi e inquietanti. Penso alla puntata sugli "upgrade" digitali del cervello umano: si riflette troppo poco a livello etico sul fatto che domani, se hai 200 dollari al mese per pagare un abbonamento Plus, tu potresti poterti permettere di essere letteralmente più intelligente di me.
Fabio: E infine: qual è il tool di intelligenza artificiale che usi di più o il tuo prompt preferito?
Giuseppe Vaciago: Da coordinatore del tavolo sull'AI dell'Ordine degli Avvocati di Milano, ne testo a decine! Usiamo LibreChat per avere accesso a tanti motori, visto che le classifiche cambiano ogni giorno. Gemini è pazzesco per la ricerca e come prodotto generalista trovo OpenAI il più completo, senza nulla togliere ad Anthropic e al suo Claude, che è bellissimo. Nel settore legale il tool di punta oggi è Harvey AI, ma ha costi rilevantissimi ed è ancora molto focalizzato sul mercato americano.
Per quanto riguarda i prompt, è come imparare una lingua nuova, non basta un minuto. Noi facciamo corsi di prompting legale: il futuro sarà proprio insegnare ai professionisti come interrogare le macchine. Stiamo confondendo il prompt con la classica barra di ricerca di Google, ma non è così: per ottenere risultati validi devi fornire contesto e informazioni ampie.
Davide: Assolutamente! Significa che faremo la prossima puntata dedicata solo alle tecniche di prompting. Grazie mille per essere stato con noi!
Giuseppe Vaciago: Grazie a voi!