Federico Favot, autore, formatore e creativo, racconta come l’intelligenza artificiale stia trasformando la creatività: dalla velocità con cui testiamo le idee al nuovo ruolo del creativo come curatore.
Un dialogo diretto e provocatorio sul rischio della mediocrità algoritmica, sul valore dell’immaginazione e sulla necessità di riscoprire la parte più umana del pensiero creativo. Un episodio che ci sfida a restare lucidamente entusiasti.
Link utili
Trascrizione
Davide: Ciao a tutti, eccoci qua! Siamo a Portogruaro con Federico Favot. Insieme a me c'è Fabio.
Fabio: Esatto!
Davide: Siamo qui per registrare una nuova puntata del nostro video podcast e parlare con Federico di tutta la sua esperienza: come utilizza l'intelligenza artificiale nel suo lavoro, come formatore e come divulgatore.
Fabio: Federico, tu spesso nel tuo corso di Prompt Design e nel tuo podcast Hacking Creativity parli del potere dell'intelligenza artificiale, o meglio, di come l'AI faccia espandere la creatività umana. Puoi partire da questo ragionamento?
Federico Favot: È un tema complesso, proviamo a dividerlo a pezzettini. La prima cosa, la più lampante ma anche la più difficile da afferrare, è la possibilità – per la prima volta nella storia dell'umanità – di combinare e ricombinare quasi tutto lo scibile umano istantaneamente. Prima non potevamo farlo perché la nostra mente era limitata. Questa cosa personalmente non mi fa dormire la notte per l'entusiasmo, perché posso fare dei tentativi alla velocità della luce. Prima, le idee più "matte" le lasciavi perdere perché richiedevano troppo tempo; oggi, in un quarto d'ora, vai in profondità, le scrivi, le visualizzi, crei video o audio e capisci subito se c'è qualcosa di buono o se vanno scartate. Se la creatività è la capacità di unire elementi esistenti in maniera nuova e utile, oggi abbiamo lo strumento definitivo per farlo.
Davide: La prima domanda che mi viene è: se c'è un problema di poca creatività all'inizio nell'usare lo strumento? Mi spiego: se gli diamo un prompt troppo basilare, l'AI ci fa un copia-incolla banale. Al lato pratico, come fai a evitare questo e a tirare fuori il massimo?
Federico Favot: Le macchine sono macchine statistiche. Hanno digerito tutto quello che hanno trovato in rete e hanno creato degli algoritmi. Se io chiedo alla macchina "dammi un'idea per il nome di un podcast", lei mi darà la risposta che l'utente si aspetta di più, la più probabile. E quindi la più banale. Se vuoi, è una critica alla mediocrità della creatività umana su cui la macchina è stata allenata! Il prompt fa una differenza sostanziale e ci sono piccole tecniche che si imparano in cinque minuti.
Fabio: Facci un esempio praticissimo.
Federico Favot: Invece di chiedere subito il nome del podcast, apro una nuova chat su ChatGPT (o Claude, Gemini, quello che volete) e scrivo: "Dammi una lista random di 20 parole creative". Lui me le dà. Il mio secondo prompt sarà: "Voglio creare un podcast sulla creatività e l'AI. Dammi 20 proposte di nomi, ma ognuna di queste deve essere ispirata a una delle 20 parole che hai generato prima". Già così obblighi la macchina ad allontanarsi dalla statistica banale per agganciarsi ai paletti che hai messo tu. Le idee che avrai saranno totalmente diverse e potrai continuare a raffinarle.
Davide: In questo scenario, che ruolo assume l'essere umano?
Federico Favot: Oltre alla creatività umana, che rimane importantissima, emerge una capacità nuova: il rapidissimo giudizio sulle idee. Questa competenza va sviluppata adesso. Dobbiamo imparare a "uccidere" molto rapidamente le idee che ChatGPT ci sforna a una velocità insopportabile. Il vero creativo oggi è quasi un curatore: chi ha la capacità, tra mille risposte, di capire qual è l'unica giusta da far fiorire col talento umano. È difficile perché come umani tendiamo ad accontentarci subito al terzo tentativo.
Fabio: Quando tu usi l'intelligenza artificiale nel tuo lavoro, hai dei parametri per valutare quando un'idea è creativa o banale?
Federico Favot: Il test più basilare è domandarmi: "Sarei riuscito a farlo anch'io?". Se la risposta è sì ai primi colpi, vuol dire che siamo ancora a un livello basso di creatività e devo alzare l'asticella. Purtroppo, la creatività umana negli ultimi anni è stata spesso usata per lavori di scarso valore. Faccio un esempio reale: scendo in Stazione Centrale a Milano, alzo gli occhi e c'è un gigantesco cartellone con Jannik Sinner che pubblicizza una banca. Il claim è "Bel colpo". Quello, per me, è ChatGPT. Che l'abbia pensato un umano in settimane di inutile brainstorming o una macchina in un minuto, la qualità richiesta dal mercato oggi è piuttosto mediocre. Le agenzie creative che campano su questi lavori a basso valore aggiunto verranno tagliate fuori, perché il cliente lo farà internamente in pochi minuti assumendo una persona che sa usare l'AI.
Davide: Visto che ne abbiamo parlato anche oggi con la community: per allenare la creatività in modo "analogico", hai dei suggerimenti?
Federico Favot: Bisogna fare tutto quello che ChatGPT non sa fare: coltivare tutta la nostra parte emotiva e umana. La macchina fa fatica ad avere una strategia globale, non ha emozioni e, soprattutto, non ha coscienza. Noi dobbiamo recuperare il senso profondo di quello che facciamo e trovare la nostra "voce unica". Se voglio sapere chi è il nuovo Papa leggo l'ANSA, ma se voglio un punto di vista profondo ascolto Francesco Costa de Il Post. Per farlo, si torna alle basi: bisogna leggere tantissimo, guardare tantissimo e, soprattutto, disconnettersi.
Fabio: La disconnessione è fondamentale?
Federico Favot: Sì. Io razzolo malissimo, eh! Però l'AI ti fa lavorare a un "voltaggio cognitivo" altissimo, sei in continua esaltazione e ricerca di dopamina. Spegnere il computer, farti una passeggiata o stare coi gatti ti permette di riconnetterti con la tua energia. Questo vale soprattutto per i bambini. Se un bimbo di 5 anni capisce che dettando "fammi un castello con 100 stuzzicadenti" a ChatGPT ottiene subito l'immagine, per quale motivo dovrebbe sviluppare l'immaginazione e costruirlo lui? Questa cosa mi fa paura. Sono un "entusiasta consapevole": tengo le antenne dritte sui casini che porterà questa rivoluzione.
Davide: A proposito di casini ed emozioni, le macchine sanno simulare benissimo i sentimenti. Si usa ChatGPT anche come psicologo e molti sviluppano legami affettivi. Tu hai percepito questa dinamica?
Federico Favot: Penso a Character.ai, un sito dove puoi creare chatbot o simulare conversazioni con personaggi famosi. I teenager americani ci passano ore ogni giorno parlando con persone che non esistono, con effetti a volte drammatici. Nel mio piccolo, ho chiesto a ChatGPT di analizzare chi sono basandosi su quello che trovava in rete su di me, chiedendogli di essere brutalmente onesto sulla mia carriera. L'analisi che ha fatto mi ha scosso: "Sei bravissimo a fare queste quattro cose, ma ne fai troppe, non sei focalizzato. Elimina questo". Mi ha detto esattamente quello che mi dico da solo ogni giorno.
Fabio: Ma non c'è il rischio "oroscopo", cioè che dica cose generiche in cui ti riconosci per forza?
Federico Favot: In questo caso no, era molto specifico. Ma vi faccio un altro esempio sul Tema Natale. Venti anni fa, quando non c'era internet, una ragazza mi fece il tema natale scrivendo a mano dei tratti particolarissimi, prevedendo addirittura che sarei diventato sceneggiatore. Nessuno poteva saperlo. Ho dato i miei dati di nascita a ChatGPT e la risposta era praticamente identica agli appunti di vent'anni fa. Impressionante.
Davide: Io ho avuto un'esperienza simile con la grafologia! Forse la macchina riesce a trovare i fondamenti scientifici dietro a queste discipline.
Fabio: E sul lato nostalgico? Si parla molto dell'uso dell'AI per simulare interazioni con persone defunte. Io stesso a volte penso a mia nonna e vorrei caricarne i video e gli audio per poterci parlare ancora...
Federico Favot: È una tentazione fortissima, comprensibilissima, ma è un problema grosso. Viviamo già in un mondo di simulazioni con i social network. Se sei "scentrato" e ti aggrappi alla simulazione di un caro defunto, l'AI amplifica i problemi, non li risolve. Ci ho provato anche io animando una foto di mia madre ed è un'esperienza straniante. Si stanno aprendo porte che prima ci erano precluse ed è affascinante ma sconvolgente.
Davide: Come vedi il tuo mestiere di sceneggiatore tra 5 o 10 anni?
Federico Favot: La mia previsione (o speranza) è che in circa 3 anni avrò la possibilità di scrivermi, girarmi, montarmi e distribuirmi un film da solo. Già oggi puoi fare dei trailer finti molto aderenti alla tua idea, creando delle animatic clamorose per capire se l'idea funziona prima di spendere milioni. E nel campo della formazione, si passerà tutto all'autoformazione: insegnarti a usare l'AI significa darti le chiavi per imparare qualsiasi altra cosa. Dobbiamo imparare a reinventarci ogni sei mesi.
Fabio: Vedi una sostituzione lavorativa totale o un affiancamento?
Federico Favot: Spero nell'affiancamento, ma temo la sostituzione. Già oggi esistono troppi lavori burocratici inutili che non hanno senso di esistere. Sam Altman l'ha detto: presto vedremo la prima "One-person billion-dollar company". Un ventenne, da solo con 100 agenti AI, fatturerà 100 milioni. Nuove aziende nasceranno con 10 umani e 2000 robot. L'AI Act europeo e le regolamentazioni sono sacrosante, ma sono palliativi, come tirare su un muro contro uno tsunami. Lo tsunami arriva lo stesso.
Davide: Quali nuovi ruoli vedi emergere nel mercato del lavoro?
Federico Favot: Ne vedo tre. Primo: il creativo puro, quello che ha le idee geniali, perché l'esecuzione sarà semplificata per tutti. Secondo: il cercatore di dati, che scoverà e digitalizzerà archivi fisici per nutrire i modelli che ormai hanno finito il materiale su internet. Terzo: l'orchestratore di agenti, che nelle aziende coordinerà 10 AI specializzate (quella che fa il sito, quella del marketing, quella dell'analisi dati) unendole in un unico flusso di lavoro.
Fabio: Fantastico. E so che ti stai appassionando anche ai computer quantici.
Federico Favot: Esatto. Se il computer normale è un topo in un labirinto che deve provare tutte le strade una per volta, il computer quantico è il topo che prova tutte le uscite contemporaneamente! È il gatto di Schrödinger passato dentro al chip. L'intelligenza artificiale per me è la lampada di Aladino: se la sai sfregare, realizza le tue idee; se la sfreghi male, ti freghi. Il prompt è il modo in cui sfreghiamo la lampada.
Davide: Siamo alle tre domande veloci finali! Un libro, un tool AI e una serie TV da consigliare. Partiamo dal libro.
Federico Favot: Un libro di Reid Hoffman, il fondatore di LinkedIn (co-scritto con altri), dal titolo Superagency. Affronta l'AI chiedendosi "cosa potrebbe andare bene?" anziché "cosa andrà storto?", offrendo una visione molto positiva.
Fabio: Il tool che usi di più?
Federico Favot: Al netto di ChatGPT che ha completamente sostituito Google per me, vi dico NotebookLM di Google. Per analizzare PDF o grossi documenti (ad esempio se stai scrivendo un libro o facendo ricerca) è superiore a ChatGPT e Perplexity. Fa anche i podcast, anche se quella è la cosa che ci interessa di meno!
Davide: E la serie TV?
Federico Favot: Ho appena ricominciato a guardare Mad Men per la terza volta. È la storia dei pubblicitari di Madison Avenue a New York negli anni '60. Era un mondo pre-internet in cui la creatività umana era l'unica cosa che contava, e voglio riguardarla proprio per studiare quell'approccio puro alla creatività.
Fabio: Bellissimo. Grazie infinite Federico!
Federico Favot: Grazie a voi, ciao!