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    Dal knowledge management all’automazione intelligente | Dott. Paolo Omero

    Una serie di interviste sull'Intelligenza Artificiale
    10 gennaio 2020 di
    Dal knowledge management all’automazione intelligente | Dott. Paolo Omero
    Cantiere AI, Fabio Dal Maso

    Il Dott. Paolo Omero, fondatore di Info Factory, racconta come l’AI generativa stia cambiando il modo di lavorare, formare e progettare all’interno delle imprese.

    Si parla di formazione “emotiva” per risvegliare la consapevolezza aziendale, knowledge management, agenti risponditori e interfacce che si costruiscono da sole.

    Un episodio che mostra come l’AI non sia solo tecnologia, ma un nuovo modo di pensare il cambiamento.


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    Trascrizione

    Davide: Ciao a tutti e benvenuti a una nuova puntata del Cantiere AI Podcast. Siamo qui con il Dottor Paolo Omero, fondatore di InfoFactory. Grazie per aver accettato il nostro invito!

    Paolo Omero: Grazie a voi dell'invito!

    Davide: Paolo, partiamo subito dal cuore del vostro lavoro. Voi portate l'intelligenza artificiale generativa all'interno delle aziende. Ma tecnicamente, andate a sviluppare un modello verticale da zero per il cliente o usate strumenti commerciali già pronti?

    Paolo Omero: Raramente ha senso fare fine-tuning o sviluppare modelli verticali, bisogna stare molto attenti perché si rischia di portarsi dentro dei bias. La cosa interessante della generativa è che funziona già benissimo out of the box. Quello che facciamo noi è costruire sistemi software che si integrano con le email, i documentali e i gestionali per digitalizzare i processi. Ad esempio, arriva un PDF nella mail con una richiesta di preventivo: l'agente AI estrae i dati, va nel gestionale e prepara l'ordine. Oppure creiamo agenti risponditori per distribuire la conoscenza aziendale internamente o per i clienti. Ma la frontiera più innovativa su cui stiamo lavorando è la creazione di interfacce utente in real-time.

    Fabio: Cosa intendi con interfacce in real-time?

    Paolo Omero: Pensaci: oggi ChatGPT risponde per lo più con del testo. Mettiamo che tu chieda a un chatbot turistico: "Dove si prende il Banana Boat a Lignano Sabbiadoro?". Se ti risponde a testo ti dice: "Cammina fino all'ufficio spiaggia X, poi gira a destra...". Ma tu non vuoi quella risposta! Tu vorresti una mappa con un pin, un bottone con scritto "Portami qui", il numero di telefono col bottone "Chiama" e una tabella con gli orari. Noi abbiamo costruito un'architettura che capisce l'intento dell'utente, pesca i dati da più fonti e poi decide al volo come renderizzarli: usa una card, una tabella, un form o uno slider. Questo cambierà l'intero mondo del web design.

    Davide: Stiamo passando da un sito statico a un'interfaccia che si modella su chi la guarda.

    Paolo Omero: Esatto! Ho dovuto persino cambiare il mio corso di Web Design e User Experience all'Accademia delle Belle Arti. Non ha più senso insegnare a disegnare template rigidi da riempire con dati JSON provenienti da un database. Ora insegniamo a progettare componenti (grafici, calendari, bottoni) che l'agente AI richiamerà e assemblerò al momento del bisogno. E questo vale anche per i software aziendali o medici. Se un primario chiede i dati di un paziente, l'agente capisce se deve mostrargli un grafico a linee della pressione o direttamente la lastra, smontando la domanda e creando il report al volo.

    Fabio: Questo è fantastico. E dal punto di vista dell'adozione in azienda, notiamo spesso che c'è un problema di qualità dei dati di partenza. Come gestite questa cosa?

    Paolo Omero: La qualità dei dati è un problema, ma si è trasformato in un'opportunità super interessante. Molte aziende hanno il know-how codificato solo nella testa dei dipendenti più esperti. Non hanno mai fatto Knowledge Management. Adesso, vedendo che possono creare un chatbot interno per rispondere ai dipendenti junior (che altrimenti tempestano di telefonate i senior!), le aziende sono finalmente incentivate a scrivere le procedure. Facendo una semplice intervista registrata a un tecnico esperto, l'AI trascrive tutto, lo formatta e crea la base di conoscenza. Quindi, l'AI è il servizio finale che però ti obbliga a fare ordine in casa, cosa che dovevi fare anni fa!

    Davide: Quando entrate in azienda, vi scontrate con resistenze da parte del reparto IT o della direzione?

    Paolo Omero: Le resistenze avvengono se le persone sono poco coinvolte. A volte il responsabile IT è il freno peggiore, perché ha già mille cose da gestire e non vuole un'ulteriore tecnologia fuori dal suo controllo. Oppure ha paura per la Cyber Security e il GDPR. Noi per superare questo scoglio facciamo una cosa fondamentale: prima di imbastire qualsiasi progetto, esigiamo di fare almeno 8 ore di formazione a tutta la dirigenza.

    Fabio: Immagino che qualche imprenditore vi dica: "Ma io perché ti devo pagare 8 ore di formazione teorica prima di vedere il prodotto?".

    Paolo Omero: Fortunatamente non mi capita quasi mai! Capiscono subito che un corsetto su come si usa Copilot non fa svoltare l'azienda. Fare formazione solo alla parte operativa insegnando due trucchi di prompt engineering è deleterio, perché non fa percepire la portata del cambiamento in atto. Noi facciamo una formazione "emotiva": mostriamo 500 slide di esempi concreti, spieghiamo come cambieranno i modelli di business, le professioni, l'impatto sociale. L'azienda si sveglia di colpo e dice: "Ok, ho capito, il mondo sta cambiando. Adesso mi attivo!". Solo accendendo le lampadine si generano le idee giuste per i progetti.

    Davide: A proposito di Copilot e strumenti: notiamo che l'IT tende a preferire soluzioni integrate come Microsoft 365 Copilot per questioni di sicurezza, ma poi a livello pratico i risultati sono un po' scarsi rispetto a ChatGPT o Claude. Tu cosa ne pensi?

    Paolo Omero: Condivido. Noi usiamo le versioni a pagamento di tutto: Perplexity, Google, ChatGPT, Claude. A un certo punto abbiamo dismesso Office 365 Copilot perché era troppo poco performante. Ma attenzione: quando i modelli AI diventeranno una commodity (cioè tutti avranno più o meno la stessa intelligenza di base), a vincere sarà chi ha la migliore integrazione e distribuzione. OpenAI deve galoppare per trovare utenti; Microsoft, Google e Apple gli utenti ce li hanno già. Quando Apple integrerà bene l'AI nel suo ecosistema, la sua distribuzione sarà istantanea e gigantesca. Apple vende hardware di lusso, non modelli linguistici. Gli basta integrare bene la tecnologia altrui.

    Fabio: C'è molta preoccupazione sull'impatto che questo avrà sul mondo del lavoro. Abbiamo letto le stime del World Economic Forum, di McKinsey... Qual è la tua visione?

    Paolo Omero: È difficilissimo fare previsioni con una tecnologia così disruptive. Quando Steve Jobs presentò l'iPhone nel 2007, nessuno poteva prevedere che sarebbero nate aziende come Uber o Deliveroo. Si è creata un'intera "App Economy". Anche oggi è impossibile dire quali saranno i nuovi mestieri. Ma pensa a questo: Jensen Huang, il CEO di Nvidia, ha detto che il dipartimento IT delle aziende (che oggi aggiusta i PC e gestisce le licenze) diventerà il dipartimento HR degli agenti AI! Dovranno gestire, assumere e orchestrare agenti specializzati per il marketing, l'assistenza, le vendite. Nascerà una vera e propria "Agent Economy".

    Davide: Questo si ricollega al fenomeno del Solopreneur, l'imprenditore singolo.

    Paolo Omero: Esatto! Hai citato Pieter Levels, che fattura cifre da capogiro lavorando praticamente da solo. E Sam Altman ha detto che non manca molto al primo "unicorno" (azienda valutata un miliardo di dollari) gestita da una persona sola. L'AI generativa e il vibe coding schiacciano la distanza tra l'avere un'idea e il realizzarla.

    Fabio: Molti temono che questa facilità porti a un appiattimento creativo. Se tutti possono fare tutto in due click, non diventa tutto mediocre?

    Paolo Omero: Sento spesso questa critica, ma non sono d'accordo. "Appiattimento" significa tirare le cose verso il basso. In realtà stiamo vivendo un innalzamento dal basso. Chi prima faceva brochure orribili su Word con le clip art, oggi con l'AI integrata in Canva fa cose dignitose. Il livello medio si alza tantissimo. E se dai questi strumenti potentissimi in mano a un vero creativo, lui otterrà risultati prima inimmaginabili! L'acqua sta salendo: non puoi stare fermo a dire "io sono comunque più bravo dell'AI". Devi costruirti una barca per stare a galla e fare cose che prima non potevi fare. Noi usiamo Suno per creare le canzoni aziendali in tre minuti: ho persino fatto la canzone per il Liceo Scientifico Copernico di Udine di mio figlio per celebrare le loro vittorie alle gare di matematica! È una potenzialità enorme.

    Davide: Tutto questo, però, ha un costo energetico non indifferente. C'è il tema della sostenibilità.

    Paolo Omero: È un tema cruciale. Sam Altman ha spiegato che generare un prompt costa all'incirca come tenere acceso un forno domestico per un po', o consuma un 15esimo di cucchiaino d'acqua per il raffreddamento. Ma la sua tesi è che l'investimento energetico vale il risultato. Se l'aumento dell'intelligenza ci permette di fare scoperte medico-scientifiche e risolvere problemi globali, il gioco vale la candela. Yann LeCun immagina un futuro in cui tutta la conoscenza umana sarà in un unico modello, diventando il distributore globale del sapere, superiore a internet stesso.

    Fabio: Questo cambierà radicalmente anche la scuola. Che senso ha il ruolo del docente se il modello sa molte più cose di lui?

    Paolo Omero: Cambierà tutto. Il docente non potrà più essere il semplice "contenitore" che riversa la conoscenza nello studente. Dovrà diventare un coach, una guida umana ed empatica. Per questo mi piace moltissimo il framework delle competenze proposto da Anthropic. Dicono che dovremo insegnare cinque cose: la Delega (sapere quando usare l'AI), la Descrizione (il prompt engineering), la conoscenza degli Strumenti, il Discernimento (come valutare l'output criticamente) e infine la Diligenza (l'uso etico e responsabile).

    Davide: Soprattutto perché questi modelli, come dicevi, non sono motori di ricerca, ma "oracoli" che possono essere manipolati.

    Paolo Omero: Assolutamente. Se chiedi a Perplexity chi è Donald Trump, ti darà una certa visione. Ci sono paper che dimostrano come ChatGPT tenda a essere un po' più "democratico" che "repubblicano". Se un miliardo di persone fa ricerche lì, la capacità di manipolare il pensiero globale è immensa. E come allineiamo questi modelli ai nostri valori? A quelli europei, californiani o islamici? Ecco perché la competenza del "discernimento" sarà vitale per le nuove generazioni.

    Fabio: Siamo arrivati alle nostre richieste finali. Un libro da consigliare?

    Paolo Omero: Vi consiglio The Coming Wave (L'onda che verrà) di Mustafa Suleyman. Aiuta a capire come il mondo stia cercando tecniche di contenimento per una possibile super intelligence.

    Davide: Un tool o un prompt che usi spesso?

    Paolo Omero: Prima di tutto, compratevi l'abbonamento a ChatGPT Plus. Se usate un prodotto gratuito, il prodotto siete voi e i vostri dati. Pagate i vostri 20 dollari ed evitate problemi! Una volta che il modello vi ha "conosciuto" usandolo per un po', usate questo prompt: "Senti ChatGPT, adesso che ci conosciamo da un po', qual è la domanda che dovrei farmi e che non mi sto facendo?". È schietto, ti dà risposte spiazzanti e utilissime. Io me la sono stampata e la tengo nello zaino!

    Fabio: Per chiudere: un podcast e un film o serie TV!

    Paolo Omero: Nel rumore dei media tradizionali pieni di cronaca nera, vi consiglio due podcast eccellenti di Chora Media per informarvi: 6:30 per le notizie del mattino e Black Box. Per quanto riguarda i film, guardateli rigorosamente in questo ordine: prima Her di Spike Jonze, che mostra dove stiamo andando, e poi il film italiano E noi come stronzi rimanemmo a guardare di Pif. È geniale e fa riflettere tantissimo!

    Davide: Fantastico! È stato un vero piacere, grazie per la profondità di questa conversazione!

    Paolo Omero: Grazie a voi, continuate così che c'è bisogno di divulgare questi temi! Ciao a tutti.

    in 🎙️ Cantiere AI Podcast

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