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    Il diritto d’autore al tempo dell’intelligenza artificiale | Avvocata Laura Turini

    Una serie di interviste sull'Intelligenza Artificiale
    17 dicembre 2020 di
    Il diritto d’autore al tempo dell’intelligenza artificiale | Avvocata Laura Turini
    Cantiere AI, Fabio Dal Maso

    Chi detiene i diritti d’autore sulle opere create con l’intelligenza artificiale?

    Con l’avvocata Laura Turini, esperta di diritto d’autore e nuove tecnologie, esploriamo il nodo più discusso dell’era digitale: la proprietà intellettuale nell’AI generativa.

    Dal libro “A chi spettano i diritti sulle opere dell’intelligenza artificiale” alle novità dell’AI Act, un dialogo per capire come la legge affronta (o fatica ad affrontare) l’innovazione.


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    Trascrizione

    Davide: Ciao, benvenuti a una nuova puntata di Cantiere AI Podcast. Oggi siamo con l'avvocato Laura Turini, un avvocato super specializzato sul diritto d'autore applicato al mondo dell'intelligenza artificiale. È sicuramente una delle figure di spicco e più prominenti nel mercato italiano. Come citava poco fa Fabio, ha anche pubblicato un libro intitolato "A chi spettano i diritti sulle opere dell'intelligenza artificiale?", che è un tema molto fumoso per il grande pubblico in questo momento. Per iniziare, le chiediamo se può introdurre brevemente il suo percorso e come è arrivata ad approcciare il mondo dell'intelligenza artificiale.

    Laura Turini: Mi occupo di proprietà intellettuale fin dalla laurea. In un'epoca in cui non esisteva ancora il concetto di specializzazione, ho deciso di dedicarmi esclusivamente a questa materia. Mi sono interessata da sempre alle nuove tecnologie, è proprio una mia passione, e la proprietà intellettuale è sempre molto vicina a questi temi, pensiamo ad esempio al caso Napster. Tutte le volte che c'è un'evoluzione tecnologica si crea un conflitto sui diritti, perché la tecnologia porta anche a una diffusione della conoscenza. Oltre a fare l'avvocato, ho sempre fatto la giornalista pubblicista; ho scritto per molti anni per il Sole 24 Ore occupandomi proprio del rapporto tra diritto e nuove tecnologie. Quando è arrivata l'intelligenza artificiale, per me è stato un altro campo di sperimentazione interessantissimo e questo mi ha condotto a fare nuovi studi, sfociati nella scrittura del mio libro. Essendo stato pubblicato lo scorso anno è già quasi un po' "vecchio", ma all'epoca era assolutamente innovativo.

    Fabio: Avvocato, con l'avvento dell'intelligenza artificiale le sembra che le problematiche legate alla proprietà intellettuale siano cambiate, o sono le stesse di prima sotto un'altra forma?

    Laura Turini: A mio avviso sono molto diverse. Uno studio recente della Commissione Europea ritiene che non sia necessario intervenire cambiando la legge sul diritto d'autore, ritenendo che i problemi si possano risolvere con la legge attuale (che in Italia è degli anni '40). Il problema, però, è che tecnicamente l'intelligenza artificiale lavora in modo molto particolare, per cui se vogliamo applicare alla lettera la normativa vigente ci troviamo in seria difficoltà e paralizzati. Pensiamo alla privacy: come si fa a coniugare la normativa con i dati di addestramento? Il Garante ha chiesto a OpenAI di mettersi in condizione di far esercitare il diritto all'oblio. Ma tecnicamente, se vuoi togliere un determinato dato, dovresti riaddestrare tutto il sistema da capo con un dataset privo di quel dato! Se questo succedesse due o tre volte al giorno, i sistemi verrebbero paralizzati. E lo stesso dilemma vale per il diritto d'autore e i dati di training protetti da copyright. Inoltre, l'AI generativa non fa una semplice "copia", ma estrae informazioni, impara da quel materiale e poi genera qualcosa di completamente nuovo. Se accade la copia, è un elemento accidentale e quindi un illecito.

    Davide: E l'AI Act ha messo una toppa? Interviene nel mondo del diritto d'autore o non risolve il problema?

    Laura Turini: Assolutamente no, l'AI Act non risolve minimamente il problema. Prevede soltanto che, per essere adeguato, un sistema di intelligenza artificiale debba rispettare la normativa europea esistente sul diritto d'autore: è semplicemente un rinvio. Le imprese dovranno fornirsi internamente di una policy per adottare misure tecnologiche, come ad esempio meccanismi per il web crawling che evitino di recepire materiale protetto, e dovranno rispettare il cosiddetto opt-out. L'opt-out deriva dalla direttiva copyright: il materiale protetto si può utilizzare per fini di addestramento a meno che il titolare del diritto non si sia opposto esplicitamente. Il grande dibattito oggi è su come manifestare questo dissenso: basta scriverlo nei titoli di coda o in calce a una trasmissione, oppure va inserito un robots.txt o un meccanismo tecnico leggibile dalla macchina?

    Fabio: Leggevo in questi giorni che vari ricercatori, quando pubblicano un paper, inseriscono un testo invisibile ma leggibile dalla macchina per cercare di limitare il crawling dei loro dati per l'addestramento, anche se non è detto che basti.

    Davide: Facendo un passo in più: se io non sono il dato di addestramento, ma l'utente (ad esempio uno scrittore o un illustratore che usa questi tool), il diritto sulla proprietà intellettuale cosa dice? A chi spettano i diritti dell'opera generata?

    Laura Turini: Questo aspetto si sta evolvendo in modi diversi nel mondo. Negli Stati Uniti c'è una tendenza di chiusura: il Copyright Office ritiene che il diritto d'autore possa essere dato soltanto alle opere realizzate dall'uomo. A un'autrice, Kris Kashtanova, è stato chiesto di distinguere le parti della sua opera: le hanno riconosciuto il copyright sui testi che aveva scritto lei, ma non sulle immagini generate con Midjourney, perché secondo loro è la macchina a generare. In un altro caso, l'opera Théâtre D'opéra Spatial, l'autore ha speso 40 giorni di lavoro e scritto 580 prompt per generare l'immagine finale, ma il Copyright Office è stato severissimo e gli ha rifiutato la protezione perché era impossibile distinguere l'apporto umano da quello della macchina. In Europa e in Cina, invece, c'è la tendenza a guardare l'opera nel suo complesso per comprendere se è frutto di uno sforzo creativo umano. In Cina, un giudice ha fatto una prova inserendo un prompt banale in un sistema AI: se il risultato generato era simile a quello contestato, negava la protezione; se invece il risultato era irraggiungibile con prompt semplici, riconosceva lo sforzo intellettuale dell'autore e gli concedeva il copyright. Anche la nostra legge italiana, di imminente approvazione, modificherà l'articolo 1 della legge sul diritto d'autore introducendo la proteggibilità delle opere "create con l'ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti il risultato del lavoro intellettuale dell'autore".

    Davide: Chiarissimo. Mi ricordo il suo intervento al WMF a Bologna, dove diceva a un musicista che per tutelarsi bisogna tracciare tutto il processo creativo per dimostrare il proprio apporto. Però, a livello pratico, tracciare i processi creativi in azienda sembra un controsenso.

    Laura Turini: È vero, ma per prevenire problemi dovremmo tracciare il processo creativo. Se domani qualcuno ti dovesse dire "Non ti pago questo lavoro perché l'hai fatto con l'intelligenza artificiale", tu dovrai poter dimostrare il tuo lavoro a monte per rivendicare i tuoi diritti. Tanti autori sono contrarissimi all'AI, ma la teoria negazionista è nefasta: negare il copyright significherebbe che tutto quello che creo con l'intelligenza artificiale diventa di dominio pubblico. A quel punto io non pago più un grafico o i diritti su una musica, ed è una cosa molto grave!

    Fabio: Lo chiedo più a Laura Turini persona che all'avvocato: le opere generate con l'ausilio di questi strumenti hanno meno valore o più valore?

    Laura Turini: Per me hanno pari valore. La creatività è insita nell'opera, a prescindere dal mezzo: che sia un pennello, un ready-made o l'intelligenza artificiale. Sto lavorando con un gruppo di filmmaker che usano Sora e altri sistemi: fanno lavori straordinari e bellissimi. La macchina li aiuta, ma dietro c'è sempre la creatività dell'uomo che gestisce quegli strumenti per un fine. Il concetto di arte prescinde dal mezzo, sennò si ritorna al dibattito sull'orinatoio di Duchamp!

    Davide: Arrivando ai termini di servizio, molti professionisti e aziende hanno paura a inserire i propri dati aziendali o listini prezzi. Temono che la loro conoscenza e proprietà intellettuale vengano "rubate" da OpenAI o dal provider di turno. Cosa dovremmo consigliare loro?

    Laura Turini: Ha toccato un tema molto dolente. Quando mettiamo i dati di input in un sistema di intelligenza artificiale, la maggior parte dei termini e condizioni dice chiaramente che quei dati vengono concessi in licenza gratuita al sistema per l'addestramento, quindi di fatto li perdiamo. C'è un grosso problema di privacy e riservatezza delle informazioni. Io stessa, all'interno del mio studio, per quanto sia favorevole all'AI, ho inibito l'uso di questi sistemi perché comporterebbe inserire informazioni dei clienti e non intendo assumermi questo rischio. Le aziende si stanno giustamente orientando verso sistemi chiusi, in cui i dati restano in un cloud riservato all'interno dell'azienda; sono più costosi, ma riducono i rischi.

    Fabio: Usare le versioni a pagamento più potenti, che garantiscono spazi dedicati nei server, è una soluzione affidabile?

    Laura Turini: Bisogna leggere dettagliatamente le condizioni d'uso. Ad esempio, Midjourney nella versione a pagamento dice che non utilizzerà i dati di input per fini di addestramento. Avere i server ubicati in Europa aiuta contro la fuga di notizie, ma resta il problema che, essendo società americane, se il governo americano richiede l'accesso ai dati l'azienda è tenuta a fornirglieli. E d'altronde, i sistemi europei come Mistral, sebbene promettenti, hanno spesso un ritardo tecnico intorno ai sei mesi rispetto a un GPT. È tutto molto complicato.

    Davide: In ambito legale cominciano a esserci degli strumenti specifici. Hanno senso secondo lei?

    Laura Turini: Li ho intravisti ma, sinceramente, non mi piacciono e non mi danno fiducia. Offrono la possibilità di redigere atti, anche penali, ma non credo che siamo in uno stato di avanzamento tecnologico tale da darmi garanzie sufficienti. Se facessi il grafico mi porrei meno problemi, ma facendo l'avvocato i rischi sono enormi.

    Fabio: Anche perché in ambito burocratico la tecnologia di base (come i Large Language Models usati con NotebookLM) risolve molto tempo, ma bisogna sempre controllare la macchina. Citando Federico Favot: all'AI bisogna fare domande di cui si sa già la risposta.

    Laura Turini: Assolutamente, il problema è che se fai a ChatGPT domande legali di cui sai la risposta, ti accorgi che si inventa le sentenze! È successo agli avvocati americani ed è successo pure al Tribunale di Firenze, dove hanno presentato sentenze inesistenti. Il "legalese" per la macchina è solo un'applicazione meccanica della norma; la macchina non ha intuizione e non sa ragionare in modo originale, fa solo un atto meccanico.

    Davide: Lei si è occupata come giornalista anche dell'uso militare dell'intelligenza artificiale, sollevando il problema delle allucinazioni nei contesti bellici.

    Laura Turini: Sì, e ne sono inorridita. Sono una pacifista convinta e sono assolutamente contraria a questo uso. Una società privata americana ha deciso di sua iniziativa di fornire questa tecnologia per la guerra in Ucraina e nel conflitto israelo-palestinese. È gravissimo che un privato si alzi la mattina e scelga chi deve uccidere chi: questa tecnologia dovrebbe essere gestita dai governi. L'intelligenza artificiale sbaglia e ha un margine di errore del 4-5%. Un conto è se ChatGPT sbaglia una risposta, un conto è se sbaglia l'obiettivo e uccide vite umane. Eppure, questo mercato sta evolvendo rapidissimamente. Di recente Zuckerberg ha annunciato una collaborazione con Anduril Industries per i droni a scopo bellico. L'AI Act non se ne occupa minimamente, ed è un mercato libero non regolamentato.

    Fabio: Andiamo in chiusura con le tre classiche domande. Un consiglio di lettura per approfondire?

    Laura Turini: Oltre al mio libro che avete gentilmente nominato, vi consiglio Geopolitica dell'intelligenza artificiale. È un libro molto bello che ripercorre tutta la storia dell'AI, i personaggi che l'hanno coltivata e come funziona.

    Davide: Un podcast, una serie TV o un media che consiglierebbe?

    Laura Turini: Devo consigliare la mia newsletter! Si chiama IP su Substack. È dedicata all'intelligenza artificiale e vi pubblico tutti gli aggiornamenti normativi in materia e le news, quindi è assolutamente da seguire.

    Fabio: L'ultimo: uno strumento o un prompt di intelligenza artificiale che usa di più?

    Laura Turini: Utilizzo ChatGPT-4, anche se in realtà adesso mi sto avvicinando un po' a DeepSeek, che essendo addestrato su dati diversi fornisce risposte diverse e visioni molto interessanti. Sarei curiosa di utilizzare anche Grok di Elon Musk; sento dire che esponga le opinioni personali del suo creatore prima di dare le risposte, e sarei curiosa di stimolarlo proprio per verificare questa cosa!

    Davide: Perfetto! Grazie mille ancora della sua disponibilità, davvero.

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