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    Il Superpotere dell'Umano: Dall'Idea al Progetto AI in 5 minuti | Helin Yontar

    Una serie di interviste sull'Intelligenza Artificiale
    19 dicembre 2020 di
    Il Superpotere dell'Umano: Dall'Idea al Progetto AI in 5 minuti | Helin Yontar
    Cantiere AI, Fabio Dal Maso

    Cosa succede quando un background in relazioni internazionali incontra l'Intelligenza Artificiale?

    Helin Yontar, una delle figure chiave nella gestione delle partnership per una AI Academy, ha scoperto che il vero "superpotere" dell'essere umano è la capacità di trasformare velocemente un'idea in realtà.

    In questo episodio, Helin ci racconta come l'AI stia abbattendo le barriere del coding, permettendo a chiunque di creare automazioni e progetti di valore (come il tool per imparare il francese), e ci parla dei rischi emergenti, dalla disinformazione ai deepfake, un tema al centro del suo nuovo libro.


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    Trascrizione

    Davide: Ciao a tutti! Iniziamo questa intervista in un modo un po' diverso... stavamo già chiacchierando e mi sono detto: "Ma l'intervista è come se fosse già partita!". Quindi teniamo tutto e iniziamo così, in corsa, come fanno quelli bravi. Oggi siamo con Helin Yontar. Helin, prima ti chiedevo: come preferisci essere presentata, viste le mille cose che fai?

    Helin Yontar: È una domanda molto interessante! Faccio talmente tante cose che non so mai quale sia la più adatta in un dato contesto. Principalmente gestisco le partnership per AI Academy. Nel background, però, porto avanti il mio podcast, scrivo articoli e ho appena finito di firmare un contratto per co-scrivere parte di un libro che sta per uscire per la Manchester University Press (sperando esca prima che tutte le informazioni sull'AI diventino già vecchie!). Quello che cerco di fare, in sintesi, è collegare tutte le parti necessarie per creare un progetto di intelligenza artificiale. Non possiamo limitarci a usare i tool e cercare di capirne il workflow; dobbiamo prendere decisioni a monte. Cosa vuol dire l'intelligenza artificiale per te, per la tua azienda o per il nostro Paese? Da questa definizione cambia tutto e il resto diventa una semplice to-do list.

    Fabio: Guardando il tuo percorso su internet per prepararci, abbiamo visto che hai un background in relazioni internazionali. Chiaramente non è il punto di partenza classico per un'esperta di intelligenza artificiale. Quanto ti è stato utile per arrivare alla tua consapevolezza attuale?

    Helin Yontar: È stato un percorso di un paio d'anni e il mio background mi ha aiutata tantissimo. Quando valutiamo un prodotto o un tool di AI generativa, bisogna pensare anche all'economia, all'industria e alle regolamentazioni che ci stanno intorno. Un paio di anni fa pensavamo che l'AI fosse un tema prettamente tecnico, ma in realtà è strettamente legato alle Social Sciences (scienze sociali). Tutti questi elementi funzionano insieme, e non avere un background tecnico mi ha aiutata a parlare con le aziende tenendo conto di questo quadro generale.

    Davide: Facciamo un passo indietro per chi non ti conosce: di cosa ti occupi nello specifico oggi?

    Helin Yontar: Ho iniziato a interessarmi all'AI quando dovevo scrivere la tesi universitaria. Invece della classica tesi sulla storia della Turchia, volevo esplorare qualcosa di nuovo e ho studiato come funzionavano applicazioni come Spotify e Airbnb. Nel 2019/2020 cercavo informazioni online sull'intelligenza artificiale per persone senza background tecnico, ma non c'era quasi nulla. Lì ho capito che la formazione in questo ambito sarebbe diventata fondamentale e ho deciso di costruirmi una carriera in questo settore. Ho iniziato a lavorare per una startup metà svizzera e metà turca, e poi ho gestito un progetto no-profit chiamato 10 Million AI, con l'obiettivo di insegnare le basi del machine learning a più persone possibili. Ne abbiamo raggiunte circa 50.000, e molte di loro hanno cambiato carriera grazie a quell'iniziativa.

    Fabio: Oggi come vedi la barriera d'ingresso rispetto a quegli anni?

    Helin Yontar: È completamente cambiata. Non ci sono più quegli ostacoli per cui dovevi essere un programmatore o studiare Python per forza. Vi faccio un esempio: stamattina ho creato un progetto usando Make.com, un tool no-code. Sto imparando il francese e mi piace farlo attraverso i testi delle canzoni. Ho creato un'automazione per cui, appena aggiungo una canzone a una specifica playlist di Spotify, il sistema mi genera un quiz personalizzato sul testo per aiutarmi con la lingua. Un paio di anni fa non sarebbe stato possibile. Stamattina guardavo lo scenario che avevo creato e mi sentivo di avere un superpotere: creare qualcosa da zero senza dover scrivere una riga di codice!

    Davide: È verissimo! Ovviamente gli sviluppatori servono ancora per la messa a terra dei progetti complessi o per mettere online un sito in modo pulito, ma la "liberazione" della creatività è totale. Lo vediamo anche noi: i consulenti ci chiedono di automatizzare compiti banali, come incasellare le email. Non è nulla di rivoluzionario, ma basta a sbloccare la loro curiosità.

    Helin Yontar: Esatto! La prima fase per fare esperimenti è diventata facilissima. Mi rattrista sempre quando sento bloccare un progetto ancor prima di iniziare, con la scusa del "non abbiamo i permessi" o "non funzionerà mai". Provare oggi non costa nulla, in un paio d'ore hai già un'idea chiara e salvi un sacco di tempo a te stesso e agli sviluppatori.

    Fabio: E ad AI Academy, nello specifico, come aiutate le aziende?

    Helin Yontar: Gestisco le partnership e collaboro con aziende di ogni industria per aiutarle a utilizzare l'AI. La cosa fondamentale è che noi non facciamo la classica consulenza, non diciamo "fate questo progetto". Se lavoro con uno studio legale, io non sono un avvocato e non so di cosa hanno bisogno ogni giorno. Il nostro obiettivo è insegnare il processo: come partire da un'idea e farla diventare un progetto utile, automatizzando ciò che si può delegare, senza però togliere i compiti in cui c'è il vero valore aggiunto dell'essere umano. E lo facciamo con la pratica.

    Davide: Imparare facendo, insomma.

    Helin Yontar: Esatto! Se vuoi imparare a nuotare, devi nuotare; non puoi solo leggere come si fa. Li guidiamo a costruire i loro primi progetti, piccoli o grandi che siano. Tutti imparano creando un progetto reale alla fine del corso.

    Fabio: Hai qualche esempio da raccontarci di questi progetti iniziali?

    Helin Yontar: Ne abbiamo tantissimi. Alessandro, ad esempio, era uno studente di circa 50 anni che lavorava da sempre in ambito HR (Risorse Umane). Ha creato un workflow per aiutarsi a identificare e valutare le persone che inviano il CV. Ci ha messo un grande impegno e ha raffinato il processo. Alla fine ha cambiato carriera: oggi ha fondato la sua azienda e fa il consulente AI specializzato per il settore HR. Ha capito che i tool non fanno tutto da soli; devi studiarli perché facciano esattamente quello che serve a te.

    Poi ci sono i progetti personali. Una studentessa aveva otto nipoti e faceva fatica a inventarsi sempre storie nuove prima di andare a letto. Ha creato un tool che in 5 minuti le genera storie della buonanotte personalizzate per i nipoti. È un progetto bellissimo che fa capire come l'AI possa integrarsi nella nostra vita, non solo al lavoro.

    Davide: Hai citato prima il tuo podcast, che si chiama Not a Robot. Come è nato e di cosa parlate?

    Helin Yontar: È nato dal desiderio del nostro team di confrontarci. All'inizio parlavamo molto di AI in ambito aziendale. Poi, quando l'AI Act europeo stava per essere finalizzato, sono andata a Siviglia a visitare il JRC (Joint Research Centre) della Commissione Europea. Ho intervistato ricercatori e policy maker per capire i rischi etici, senza diventare troppo futuristi o catastrofisti. Oggi intervistiamo spessissimo i nostri studenti e partiamo sempre con la stessa domanda: "What makes you human?" (Cosa ti rende umano?).

    Fabio: E la tua risposta a questa domanda qual è?

    Helin Yontar: Secondo me l'essere umano ha un superpotere che non usa abbastanza: la capacità di prendere un'idea, prendere un'azione e trasformarla nella nostra realtà. Otto anni fa ho pensato "come sarebbe studiare in Italia?", ho prenotato i biglietti, ho trovato una casa, e oggi, guardandomi indietro, vivo la realtà che era partita da quella semplice idea. È una cosa gratis che possiamo fare in qualsiasi momento. Gli agenti AI oggi iniziano a poter avere idee e fare azioni, "sfidando" questa nostra esclusività, ma credo rimanga una nostra capacità profonda e fortissima.

    Davide: Oltre a tutto questo, sei anche Advisor per la EU Tech Chamber. Cosa significa?

    Helin Yontar: Cerco di essere presente per le cause a cui tengo. Con la EU Tech Chamber cerchiamo di creare awareness (consapevolezza) su questi temi. Stiamo preparando un Libro Bianco (White Paper) per la Commissione Europea. L'Unione Europea sta facendo grandi investimenti nell'AI e il processo per decidere dove investire è complicato. Noi esperti indipendenti cerchiamo di esprimere la nostra opinione per aiutare i decisori a inquadrare la situazione attuale.

    Fabio: Noti differenze di approccio tra l'Europa e il resto del mondo?

    Helin Yontar: Tantissime. Lavorando anche per un'azienda danese e abitando in Italia ho un punto di vista internazionale. In Italia c'è molto interesse teorico per capire cosa vuol dire l'AI, ma in pratica Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia si muovono molto più velocemente. In Europa l'approccio è sempre stato "prima facciamo le regole, poi ci muoviamo", vale per il cibo come per la tecnologia. A Ginevra ho sentito uno speech di Geoffrey Hinton (il cosiddetto "padrino dell'AI", professore di Ilya Sutskever). Ha ricordato che le regolamentazioni servono essenzialmente per far sì che il capitalismo funzioni senza rovinare la natura o gli esseri umani. Quindi, alla fine, stiamo solo cercando di bilanciare le due cose.

    Davide: Sei anche co-autrice di un libro in uscita sull'AI. Se puoi dirci qualcosa, di cosa si tratta?

    Helin Yontar: Un mio ex professore dell'università, che ora vive in California, mi ha invitata a co-scrivere un capitolo di un libro intitolato Artificial Intelligence and International Security. Il tema che mi interessa moltissimo è la disinformazione. Quest'anno, strumenti come Sora di OpenAI o i tool di Google sono diventati fenomenali nel generare video, audio e deepfake molto realistici. Noi esseri umani ci siamo abituati a consumare l'informazione in modo velocissimo, leggere 5 pagine ci costa fatica. Accettando questo, la disinformazione è un rischio enorme: se crei un video virale falso di Donald Trump su TikTok, puoi causare un effetto immediato sulla borsa globale. Nel libro analizziamo questi rischi per la politica, il giornalismo e la sicurezza internazionale.

    Fabio: Siamo in chiusura! Ti facciamo le nostre tre classiche domande veloci. Un libro che ci consigli di leggere?

    Helin Yontar: Vi consiglio Il calamaro gigante di Fabio Genovesi. All'apparenza non c'entra nulla con la tecnologia, ma fa riflettere tantissimo su come pensiamo il mondo e su come, in modo del tutto irrazionale, decidiamo di credere ad alcune cose e ad altre no.

    Davide: Un tool di AI che usi spesso in questo periodo?

    Helin Yontar: Il mio preferito in assoluto è Granola. È un'applicazione per prendere appunti durante le riunioni. Capisce benissimo anche l'italiano, organizza gli appunti in modo fantastico e l'ho integrata quotidianamente nel mio lavoro in soli due giorni.

    Fabio: Ultima cosa: un podcast o un contenuto multimediale da consigliare?

    Helin Yontar: Vi consiglio un podcast dedicato alla cyber security che racconta storie vere legate agli attacchi informatici. È davvero molto interessante e fa capire molte dinamiche di questo mondo!

    Davide: Ottimo! Grazie infinite Helin per il tuo tempo e per questa conversazione super interessante.

    Helin Yontar: Grazie a voi! Spero sia venuto un bell'episodio, anche se oggi il mio italiano ha deciso di essere un po' mediocre!

    Fabio: Assolutamente no, è andata benissimo! Grazie ancora e a presto.

    in 🎙️ Cantiere AI Podcast

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